Poste Italiane si quota in borsa e rinuncia alla propria funzione sociale
Il 7 settembre l’ufficio postale di Selva Malvezzi ha chiuso definitivamente i battenti.
La chiusura è il punto d’arrivo di un lento e graduale percorso che ha visto negli anni l’ufficio della frazione sempre più depauperato e privato delle sue funzioni basilari.
Il presentimento era già nell’aria da parecchio tempo ma l’ufficialità arrivò solo il 18 marzo, data in cui, l’amministratore delegato di Poste Italiane annuncia il nuovo piano industriale necessario per la quotazione in Borsa del gruppo pubblico. Un piano probabilmente dettato dalla forte riduzione di fatturato dovuta dalla diffusione delle nuove tecnologie di comunicazione, dalla Posta Elettronica Certificata, dai servizi commerciali di Lottomatica e dai gruppi postali privati.
La riorganizzazione presentata in audizione alla commissione Lavori pubblici del Senato prevede tagli importanti: 455 uffici postali chiusi e la riduzione degli orari di apertura per circa 608 uffici entro la fine dell’anno.
Una notizia che fece cadere dalla sedie gli amministratori di mezza Italia, da nord a sud: c’è chi scrisse al Presidente della Regione, chi al Presidente della Repubblica e c’è stato qualcuno che, pensando ad un intervento da “molto in alto”, scrisse perfino al Papa.
Dalle nostre parti la regione Emilia Romagna, a differenza di altre che si schierarono apertamente contro la chiusura (vedi la Toscana), non prese alcuna posizione e quindi in soccorso ai numerosi ed inerti amministratori locali arrivò l’ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani).
Iniziò un periodo di passione durante il quale cercammo, insieme agli altri amministratori della zona, di trovare un compromesso con l’azienda, si trattò molto. Proponemmo perfino di prenderci in carico gli affitti e le utenze degli uffici postali e di scambiare un giorno di chiusura a San Pietro Capofiume o Marmorta con un giorno d’apertura a Selva Malvezzi.
Nonostante gli sforzi, riuscimmo solo a rimandare la chiusura di qualche mese.
Ad inizio agosto, con l’appoggio di ANCI, decidemmo di andare per vie legale e diffidammo Poste al fine di garantire la continuità dei servizi ma pure questo tentativo fu vano ed il 27 agosto arrivò la comunicazione che respinse la diffida.
L’ultima spiaggia sarebbe stata il ricorso al TAR ma, su stessa indicazione di ANCI, decidemmo di non presentarlo, avremmo infatti perso in partenza illudendo i cittadini e spendendo inutilmente denaro pubblico. Il nostro comune purtroppo non rientra nei criteri di distribuzione dei punti di accesso alla rete postale pubblica (Delibera n. 342/14/CONS) che vietano la chiusura di quei uffici postali che presentano precise e determinate caratteristiche geografiche e demografiche.
L’amministrazione comunale, non volendo lasciare soli i cittadini più anziani di Selva Malvezzi, ha deciso di istituire nel mese di ottobre un servizio navetta che collegherà, a richiesta e una volta la settimana, la frazione con l’ufficio postale del capoluogo.
Massimo Paderni
