Da Einstein alle finanze del nostro Paese
In principio fu l’ “I.C.I.”, poi venne la T.A.S.I., da non confondersi con la T.A.R.I., che già all’orizzonte si profilava la I.U.C.
Unica certezza per il contribuente in questo irritante gioco delle tre carte l’aumento dell’onere ad ogni cambio d’identità ed un mandante (lo Stato Centrale) alle spalle di un esecutore (gli Enti Locali).
Sarà per questi precedenti che un brivido percorre la schiena di tutti noi ogni volta che qualcuno si presenta gaudente ad annunciare urbi et orbi l’abolizione dell’ultima erede tra le tasse sul patrimonio, che si sono alternate in rapida successione nell’ultimo triste decennio, a puntellare sostanziosamente le pubbliche finanze.
Ovviamente accolgo con favore la drastica interruzione di una così funesta dinastia fiscale e mi auguro che non sarà più necessario applicare tassazioni patrimoniali in questi termini pressoché emergenziali; soprattutto che il Governo, finalmente, non obbligherà, con una ridicola partita di giro, gli amministratori locali a recuperare il vuoto di una tassa che va con una nuova tassa che arriva, impegnandosi a coprire interamente il mancato gettito nei bilanci comunali.
In particolare la mia soddisfazione è relativa allo sgravio riservato ai beni ed agli strumenti produttivi (edifici, macchinari e terreni agricoli) particolarmente importanti in un momento di crisi come l’attuale e in precedenza inutilmente vessati da una tassazione controproducente e anacronistica.
Tuttavia, anche se questa mio convincimento richiederà una approfondita spiegazione, io penso che la tassazione patrimoniale, largamente diffusa in molti altri civilissimi paesi europei e non solo, non costituisca, o non costituirebbe, un dramma in termini assoluti ma che risulti indigesta soprattutto in relazione a discutibili termini di applicazione.
Come per la tassazione sui redditi e relativi indicatori (mi viene in mente ad esempio l’I.S.E.E. per la definizione economica di accesso ai pubblici servizi) anche per le patrimoniali che applicano aliquote sopra ad un imponibile ciò che conta è la definizione precisa del valore di riferimento; la tassazione progressiva non è il male ma lo diventa nel momento in cui sono aleatori i dati basilari di rifermento, come i redditi (in virtu’ di una diffusa evasione ed elusione) ed i patrimoni (a causa di valori catastali spesso irreali o occultamenti dovuti a società di comodo, ecc.).
Questo è ciò che rende opprimente nel nostro paese l’idea del fisco e che il sacrosanto dettato costituzionale sulla progressività non riesce a lenire in virtù di una profonda distorsione della realtà economica e patrimoniale.
E siate certi che questo concetto di relatività applicata è una specie di denominatore comune a tanti problemi che affliggono il nostro Paese, che in merito a capacità, intraprendenza e competenza non ha nulla da invidiare ad altri.
Prendiamo ad esempio un aspetto più spigoloso della Manovra Finanziaria che sta muovendo i primi passi all’interno dei palazzi di Roma, ancora sotto il fuoco delle schermaglie iniziali; il taglio di risorse per ben 17 miliardi in un biennio riservato alle Regioni.
Vado un po’ a memoria ma credo che questa cifra rappresenti circa il 2% della Spesa Pubblica totale o il 10% della Spesa Sanitaria nazionale e, anche se il secondo raffronto forse fa più impressione del primo, si tratta comunque di un valore di riguardo, soprattutto se segue un trend di riduzione delle risorse pubbliche già in atto da tempo.
Anche qui però non si tratta di attribuire a quei 17 miliardi un valore assoluto ma di dargli un riferimento, relativo in questo caso ai servizi effettivamente erogati dalle regioni a cui vengono sottratti, sfuggendo alla logica perversa di un altro dei protagonisti di un decennio di crisi: i “tagli lineari”.
Già proprio loro, quel sistema netto di riduzione forzata della spesa pubblica che continua a penalizzare gli Enti che erogano più servizi e sostanzialmente a sfiorare appena quelli che ne erogano meno o affatto.
Ecco perché quei 17 miliardi non si può dire che siano tanti o pochi, anzi magari ci stanno proprio tutti, forse, esagero, sono pure pochi nel computo dei tagli alle Regioni; ma tutto dipende a chi e da dove verranno tagliati.
Ecco perché quando sento il Presidente Renzi,che si appresta ad incontrare i Governatori regionali, affermare: “Con le Regioni questa volta ci divertiamo sul serio” la mia speranza si basa sul fatto che, specifici dati alla mano, questa volta un Governo riesca finalmente a centrarle nel merito, affondando selettivamente le zavorre per salvaguardare le cose positive.
Merito pure questo relativo alla capacità di valutare e selezionare gli obiettivi.
Non facile ma determinante nelle situazioni di caos.
Massimiliano Bosi
Consigliere comunale
