molinellaSiamo ormai arrivati alle metà del 2012, cioè al 60% dell’attuale mandato amministrativo (che termina alla primavera del 2014) e le forze poltiche locali sanno benissimo, impossibile ignorarlo, che si comincerà a pensare all’assetto con cui presentarsi alle prossime elezioni amministrative molto prima del suo naturale esaurimento. Il tempo di fare delle scelte è prossimo. Non possiamo far finta che le contingenze di questi ultimi anni, a livello nazionale ed europeo, scelte molto probabilmente necessarie e figlie di un approccio rigorista, dovuto anche all’inedia e all’incompetenza dei più svariati governi degli ultimi anni, stiano ricadendo negli effetti sulle singole scelte delle amministrazioni locali.

Poiché se è vero che la politica locale non ha voce in capitolo (o ne ha poca, pochissima) nello stabilire le misure macroeconomiche, e può incidere per pochi decimali sulle tariffe è vero che molte volte si trova in prima linea a risolverne alcuni effetti individuali:  le famiglie che la crisi della produttività hanno lasciato senza reddito, l’artigiano che non ce la fa, l’infrastruttura che sarebbe necessaria senza i soldi per costruirla.

Ed è qui che entriamo in gioco noi. Il Partito Democratico di Molinella ha un unico potere: quello di riuscire a condizionare positivamente la situazione locale. E per condizionamento positivo, in questo momento di crisi, cosa si può intendere, se non il mantenimento di un certo livello di benessere per i cittadini, il mantenimento dei servizi, ed il fatto che i vari rubinetti con il potere di finanziare infrastrutture fondamentali (ricordo che siamo ancora a 30 km da tutto) non vengano definitivamente chiusi?

La “situazione locale” la conosciamo: un alleanza eterogenea tra riformisti e conservatori governa Molinella. Un alleanza sul cui altare sono state sacrificate varie possibilità di dialogo con gli enti locali come la Provincia e la Regione,  in ossequio alla contrapposizione da bava alla bocca che ha caretterizzato l’Italia in questi ultimi 20 anni tra berlusconiani e antiberlusconiani.

Una contrapposizione tra gli enti ( e le forze poltiche che li governano) e l’attuale assetto politico dell’amministrazione che anche ora, mentre scriviamo, tiene fermo l’utilizzo dell’ex ospedale della Fondazione Valeriani, in via Mazzini, ça va sans dire.

Ma se c’è un errore che il PD ha commesso, come altri prima di lui, è stato confondere le forze politiche che a Molinella si rifanno ad una antica tradizione riformista, quella dei Socialdemocratici, con la massa indistinta del centrodestra. Un errore dovuto ad una lettura fin troppo semplificata della realtà, una lettura di comodo: ciò non vuol dire non considerare le decennali contrapposizioni, le opacità, i conflitti. L’attuale situazione socioeconomica ci suggerisce semplicemente che tutto questo vada semplicemente superato.

Il Partito Democratico di Molinella dovrebbe perlomeno provare a scardinare questa situazione. Lo può fare con le forze che è riuscito a polarizzare nelle elezioni del 2004 e del 2009? No. Non può. Sarebbe una proposta politica minoritaria,  già abbandonta dalla componente civica e vista con sospetto da chi, a Molinella, si riconosce ancora con orgoglio in un riformismo dalla storia diversa da quello che il PD può incarnare.

Quello che il PD può fare per il superamento dell’attuale situazione, per cercare di minare i blocchi che hanno fermato la crescita e la produttività locale, e che ora come ora mettono a dura prova la sopravvivenza di 200 famiglie sul territorio comunale, è di porsi nel ruolo di federatore di varie forze civiche e riformiste, cercando di superare l’attuale assetto che governa Molinella.

L’alternativa, allo stato dei fatti, è l’ossequio alla tradizione, alle abitudini, al continuo lisciare il pelo alle frange più radicali,  alle spinte di rinnovamento gattopardesche, fatte per non cambiare nulla. Alcune di queste cose, fatte anche con le migliori intenzioni, hanno avuto come unico esito quello di lasciarci in una costante fase di empasse,  spianando la strada a quella che oggi viene definita “antipolitica”, secondo me a torto, in quanto forma primordiale e rozzissima di Politica con la P maiuscola, quindi adorata dagli italiani.

Molte critiche, di cui alcune ingiuste, sono state fatte al Partito Democratico sia a livello nazionale che a livello locale, in questi anni. L’unica critica che però potrebbe diventare ineludibile per questo partito, forse rapprensentandone l’epitaffio, è il fatto di essere nato per cambiare la politica, e di non essere riuscito a cambiarla. A Molinella, una delle poche cose di cui possiamo disporre, è l’iniziativa. Dovremmo avere il buon senso di usarla.

PD Molinella