Per i referendum del prossimo 12 giugno, si prospetta il percorso immaginato da Agatha Christie nella trama del giallo “Dieci piccoli indiani”. L’unica differenza è che gli “indiani” in questione, vale a dire i referendum, sono solo tre. Anche loro, però, uno alla volta, stanno uscendo di scena, o almeno così spera il Governo che con appositi interventi cerca di modificare il quadro legislativo esistente rendendo di fatto improponibili i quesiti referendari.
E’ successo con il programma nucleare, abbandonato dal Governo che, in vista del referendum e dopo l’impatto emotivo della catastrofe nucleare giapponese, ha deciso di rinviare “una decisione così importante ad un chiarimento complessivo in sede Europea”. Si tratta di una scelta che fa pensare non ad un abbandono del progetto, ma a una ritirata tattica per quanto riguarda il futuro del nucleare in Italia e comunque funzionale a mettere, ora, in difficoltà i promotori del referendum. L’ultima parola, per sapere se i quesiti referendari siano da considerare superati dalla decisione dell’esecutivo, spetta, però, alla Corte di Cassazione che dovrà pronunciarsi sulla sospensione o meno della consultazione referendaria limitatamente al quesito sul nucleare. Indipendentemente dalla decisione dei giudici della Cassazione, va detto però che un intervento di questo tipo contribuisce di sicuro a stemperare l’emotività di chi vedeva come imminenti e irrevocabili i lavori per la costruzione delle centrali nucleari e dunque a ridurre la propensione a recarsi alle urne per dire la propria opinione sul tema. Dopo la questione dell’energia, qualcosa di simile sta accadendo al referendum sul problema dell’acqua pubblica. Il Governo, infatti, vorrebbe far passare un decreto legge con cui creare entro la fine di maggio un’autorità di controllo nel settore dell’acqua, sul modello di quella esistente per gas ed energia. Con tale “approfondimento legislativo”, quindi, i ministri sperano di impedire la formulazione dei quesiti referendari che mirano a preservate la proprietà pubblica della rete idrica nazionale. A due mesi circa dal referendum, la manovra sarebbe tuttavia possibile solo se a quel decreto si desse una procedura d’urgenza, cosa, dato il tema, alquanto sospetta. Si vedrà. Comunque anche il secondo piccolo indiano appare in pericolo di vita. Non ci vuole la fantasia del giallista per capire che dietro questi “omicidi” ci sia il tentativo di far morire d’inedia e solitudine, l’ultimo indiano, che tanto piccolo non è, almeno per il Presidente del Consiglio, vale a dire il referendum sul legittimo impedimento. La strategia del Pdl, in pratica, è quella di bloccare due dei tre referendum in modo da facilitare la bocciatura del terz, vale a dire impedendo il raggiungimento del quorum necessario per considerare valido l’esito della consultazione. In effetti, non si tratta di un calcolo sbagliato: se agli italiani venisse tolta l’occasione per dire la propria su nucleare e acqua, temi molto sentiti che influenzano non poco la qualità della vita di ognuno di noi, è molto probabile che il numero degli elettori disposto a recarsi alle urne, in una bella domenica di giugno, per l’unico referendum superstite – quello sul legittimo impedimento, il meno importante per la vita materiale di milioni di persone ma il più delicato per la vita politica del premier e per quella istituzionale della nazione – si abbasserebbe drasticamente. A quel punto, sistemati in tal modo i tre indiani, i problemi saranno semplicemente rinviati e il governo potrà far finta di non aver udito la volontà popolare, una “divinità” sempre acclamata in teoria ma di fatto, appena è possibile, evitata come la peste. Il che è particolarmente strano per un Governo che richiama giorno e notte le fondamenta popolari della propria legittimazione.
Fulvio Cammarano “corriere adriatico 24-4-11”
