Il Presidente del Consiglio in occasione di una riunione a Padova dell’Associazione nazionale delle mamme, è tornato sul tema dell’educazione dei giovani esposta, a suo avviso, alla pericolosa influenza della scuola pubblica. Dal palco egli ha ricordato che i genitori oggi possono scegliere liberamente “quale educazione dare ai loro figli e sottrarli a quegli insegnamenti di sinistra che nella scuola pubblica inculcano ideologie e valori diversi da quelli della famiglia”. Poco meno di due mesi fa Berlusconi si era già espresso in materia, attaccando la “scuola di Stato” dove ci sono “insegnanti che vogliono inculcare principi che sono il contrario di quelli dei genitori”. Il discorso di Padova non sembra però un intervento estemporaneo se è vero che segue di pochi giorni una iniziativa avviata dalla deputata Gabriella Carlucci con un documento, firmato da 19 suoi colleghi del Pdl, in cui si dichiara che molti dei testi scolastici utilizzati dagli studenti non sono altro che strumenti ideati per plagiare le nuove generazioni a scopo d’indottrinamento. I libri di storia in particolare contengono «una visione ufficiale della storia e dell’attualità asservita a una parte politica», la sinistra, «contro la parte politica che ne è antagonista», vale a dire la destra. Sin qui nulla di straordinario: si tratta di una legittima lamentela sul contenuto di alcuni libri di storia non graditi a quella parte politica. Il problema però lo troviamo nella proposta di soluzione, ennesima riprova che la cultura liberale non ha mai fatto breccia in quel partito. Che altro dire, infatti, di un documento che chiede l’istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta «sull’imparzialità dei libri di testo scolastici». Scopo della Commissione dovrà essere quello di verificare quali sono i libri faziosi e dargli tempo per adeguarsi, pena il ritiro dal mercato. Si tratta dunque di censura, di un vero e proprio indice di libri sgraditi, da mettere al bando su indicazione di una commissione che evidentemente si dovrà ritenere detentrice del pensiero “equilibrato”. Queste proposte farebbero tenerezza, tanto sono ingenue e formulate da persone prive della consapevolezza della millenaria lotta tra il pensiero e i suoi eterni censori assisi sul trono del potere, se non fossero pericolose. Chi si vuole opporre a qualche libro che interpreta faziosamente l’età berlusconiana, si deve attivare non eliminando quei testi ma scrivendo libri in senso contrario.
Se allarghiamo l’orizzonte interpretativo, questi interventi contro l’istruzione pubblica ci forniscono la conferma che Berlusconi non intende certo vivere alla giornata, limitandosi cioè a difendere i propri, particolari, contingenti interessi. Da tempo, infatti, il leader del Pdl si è fatto promotore di un progetto culturale egemonico con cui scalzare quella che ritiene l’egemonia culturale della sinistra, avviatasi negli anni ‘60 in concomitanza con il declino del centrismo e la nascita del centro-sinistra. L’idea che i valori che formano la sfera pubblica siano in Italia ancora oggi “influenzati” da una cultura, in senso lato, di sinistra dovrebbe però, ormai da tempo, non avere più credito. Magari può essere vero per alcune nicchie intellettuali prive a quanto pare d’ influenza nell’attuale società. Come si evince infatti dai continui, ripetuti riscontri elettorali, la cultura vincente, anche se non dominante, è quella di centro-destra, con non poche venature di populismo e razzismo di stampo leghista. Non esiste, dunque, miglior prova di quella fornita dalla stabile permanenza dell’attuale governo, per dimostrare che quel “comunismo” descritto da Berlusconi come ideologia (e sistema) trionfante della Prima repubblica e ancora oggi presentato come molto pericoloso, non ha la forza che il Cavaliere intende attribuirgli poiché non solo non gli ha impedito di diventare l’uomo più ricco e potente del Paese, ma si è anche rivelato del tutto inefficace nell’erigere una barriera culturale e psicologica contro la cultura della destra. Dunque, è evidente che Berlusconi non teme alcun comunismo di ritorno ma semplicemente sta cercando di accreditare quel termine come sinonimo di sfera pubblica e costituzionale. E’ questo il materiale con cui prova ad edificare, in contrasto con altri ambienti moderati e conservatori, l’egemonia della destra populista del XXI secolo.
Tratto dall’articolo di Fulvio Cammarano del Corriere Adriatico 17-04-2011
