lavoroStage o tirocini non più lunghi di nove mesi e con borsa di studio non inferiore a 400 euro al mese. E’ quanto prevede la proposta di legge del Pd per regolare stage, tirocini e praticantato ed evitare che queste forme vadano a sostituire di fatto lavoratori ma senza obbligo di stipendio. L’iniziativa è stata illustrata dal capogruppo Pd in Commissione lavoro alla Camera, Cesare Damiano, e dal responsabile lavoro del Partito Democratico, Stefano Fassina, e rientra nella campagna “Tre proposte a precarietà zero” che è stata avviata dai giovani democratici ed altre associazioni.

I cambiamenti avvenuti negli ultimi 25 anni nel mercato del lavoro italiano hanno prodotto 1.400.000 lavoratori atipici, 2.500.000 tempi determinati e in somministrazione, 400 mila false partite iva, 3 milioni di partite iva individuali e professionisti senza tutele. Il tasso di occupazione italiano oggi è pari al 56,7%, tra i più bassi d’Europa. I disoccupati sono 2.145 mila e la disoccupazione giovanile arriva al record di 29,4%. Un risultato che, prima ancora della crisi, va attribuito alle (non) scelte di competitività delle imprese e alle (mancate) strategie politiche, anche a fronte della “pressione globale”. La flessibilità insicura e insufficientemente regolata ha prodotto delle pesanti ricadute sulle persone e sulle famiglie, sempre più arrese all’assenza di prospettive professionali e di vita, con inevitabili effetti negativi sull’economia e sulla produttività dell’intero sistema-Italia. Certamente per garantire una maggiore e migliore occupazione occorrono politiche economiche, industriali, fiscali e sociali “incisive” su cui, purtroppo, il nostro paese attualmente non può contare, ma che il PD ha elaborato, proposto e intende rilanciare con forza. Per garantire uno slancio duraturo, allora, bisogna rispondere ad un mondo del lavoro che mai come ora pone in primo piano la necessità di un nuovo sistema delle opportunità: avere forme di tirocinio e formazione al lavoro corrette ed efficaci; dare sostegno alla regolarità e stabilizzazione del lavoro; dare riconoscimento sociale alla propria identità lavorativa; sostenere i percorsi di formazione continua; incentivare l’accesso e l’avvio alla professione anche quando non sia nell’ambito delle professioni tradizionali; avere specifiche reti di protezione sociale dentro e fuori il lavoro, a prescindere dalla modalità d’impiego. Per questo riteniamo indispensabile andare oltre la precarietà e immaginare la qualità del lavoro che vogliamo per i prossimi anni. E vogliamo fare con una proposta equilibrata, credibile, di forte riunificazione del lavoro. Una proposta capace di parlare alle nuove generazioni, al lavoro, alle imprese e, in generale, al paese.

 

proposta

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