Mentre si alza in tutta Italia la protesta contro i tagli, arriva, come ogni anno, il consueto rapporto OCSE sull’istruzione. Ne emerge una fotografia impietosa del nostro sistema scolastico: siamo in coda nella classifica delle spese investite a fronte di un numero record di ore passate in aula dai nostri studenti. E’ fin troppo facile di conseguenza, individuare l’istruzione come uno dei punti più critici della società italiana.
A corroborare la protesta anti-Gelmini che sta dilagando a tutti i livelli e in tutto il Paese, il sopracitato rapporto OCSE, che analizza la situazione europea, pubblica una classifica che ci vede come lo zimbello tra i Paesi industrializzati. L’investimento nelle istituzioni scolastiche da parte dello Stato ammonta al 4,5% del PIL, contro una media OCSE del 5,7%: il che ci colloca al penultimo posto in graduatoria, un gradino sopra la Slovacchia. Sotto livello anche la spesa pubblica totale, che include sussidi e prestiti per famiglie e studenti: siamo ultimi con il 9% rispetto ad una media del 13,3%.
Ma tra i brutti numeri del rapporto parigino, il “Caso Italia” emerge non solo per gli scarsi investimenti, ma anche per la qualità: si spende poco e male. Balza all’occhio l’altro primato tricolore, quello relativo al tempo passato dagli studenti in classe: 8000 ore l’anno rispetto ad una media OCSE di 6777. Il paradosso, tra l’alta frequentazione e lo scarso investimento di risorse si traduce in un corto circuito sulla qualità dell’apprendimento dei nostri alunni: tra i più scarsi d’Europa in matematica, scienze e comprensione dei testi.
E’ lo specchio di un affollamento scolastico destinato ad acuirsi con i nuovi tagli agli insegnanti. A tal proposito il capitolo docenti è una delle note più amare: i nostri sono pagati sotto la media, soprattutto ai livelli più alti di anzianità, mentre le ore di insegnamento diretto si collocano al quint’ultimo posto.
L’anno scolastico è partito con 50000 classi senza insegnanti, 1600 istituti senza presidi, 8 miliardi di euro in meno in tre anni e 170 mila docenti e dipendenti della scuola pubblica lasciati per strada dopo anni di lavoro.
Spostandosi sul locale possiamo fotografare la situazione di Molinellla. Nell’istituto comprensivo della nostra città (frazioni comprese) frequentano 1567 bambini, dalla materna alle medie, così suddivisi: 392 alla materna, 742 alle elementari, 433 alle medie.
Proviamo a entrare nel merito di questa realtà scolastica dai numeri così significativi: il nostro istituto risente dei recenti tagli all’istruzione, con importanti riduzioni sia nel corpo insegnante che nei dipendenti della scuola. Questi tagli hanno portato alla compressione degli orari (fenomeno che ha riguardato soprattutto le 1° e 2° classi elementari) , situazione per cui la scuola è stata costrettta ad eliminare un rientro pomeridiano. A questo ha supplito l’Amministrazione Comunale, implementando il servizio di dopo scuola: che essendo però erogato per un quantitativo maggiore di ore, ha determinato dei costi aggiuntivi per le famiglie.
Ma andiamo oltre: la nostra realtà scolastica primaria si arrichisce perché si avvale da anni del contributo dei genitori che attraverso il Comitato aiutano fattivamente la scuola raccogliendo fondi tramite iniziative culturali e ludiche appositamente create per raccogliere fondi, i Lyons e COOP Reno vanno posti in prima fila per il sostegno delle attività extracurriculari che sempre più numerose accompagnano la normale attività didattica. In particolare tra le tante iniziative vorrei citare: i corsi sul tetaro che da anni puntualmente coinvolgono centinaia di bambini, il progetto di creazione di una cooperativa di ragazzi finalizzata alla pubblicazione di un libro (progetto sviluppato in collaborazione con Coop Reno).
Si può quidi tranquillamente affermare che attorno al nostro istituto, grazie anche alla presenza di un corpo didattico di primissimo piano, vi è un fermento di idee, di attività, di volontariato che elevano lo stesso ad un livello di eccellenza.
Qui finiscono le buone notizie e cominciano le dolenti note: le scuole superiori.
I nostri istituti, Nobili e le ex Fioravanti, raccolgono appena il 15% delle iscrizioni di quei 120 ragazzi che escono mediamente dal 3° anno delle medie inferiori. L’85% decide ogni anno di frequentare le scuole superiori presenti tra Budrio e Argenta, tra Bologna e Ferrara.
La ricchezza culturale, le innovazioni, la vivacità, la capacità d’iniziativa e il fervore che si hanno dai 14 ai 20 anni la nostra città li perde in favore di quei paesi che come Budrio e Argenta, hanno saputo dotarsi di un polo scolastico in grado di attrarre quei ragazzi che inevitabilmente rappresentano la prospettiva, e il futuro, di un paese. E’ inoltre lecito, ora che il dibattito sulla viabilità locale è entrato più che mai nel vivo, auspicare che le soluzioni viarie di cui Molinella si dovrà gioco forza dotare per uscire dall’isolamento, servano per portare a Molinella dei nuovi studenti dai comuni limitrofi, e non solo per facilitare chi da Molinella vuole muoversi con più facilità.
Nei prossimi tre anni 500 ragazzi residenti nel nostro comune dovranno affrontare una scelta su loro futuro scolastico. Nei prossimi dieci anni oltre 1500. Pena l’isolamento culturale e l’impoverimento del nostro Comune, dobbiamo fare in modo che questi ragazzi abbiano la possibilità di s
cegliere di stare a Molinella sulla base di un offerta scolastica che va sicuramente allargata. Se riusciamo a porre le basi perché questo avvenga ne beneficeranno tutti: le attività sportive, culturali e non ultime le attività commerciali.
E’ dunque imperativo per la politica di questa città istituire una Consulta sulla scuola (argomento tratteggiato anche dall’Assessore Scola nella discussione del PSC) che veda i partiti di maggioranza e opposizione insieme per dare a tutti i nostri ragazzi un’opportunità in più e al nostro Comune la poss

ibilità di fruire a pieno di quel contributo che solo una generazione di studenti può dare.
Stefano Mantovani, PD Molinella
