Quale Direzione per un partito democratico? Quale senso diamo alla parola democrazia? Cosa chiedono i cittadini a un partito che si dice Democratico? Sono queste le domande che mi sono fatto – ha dichiarato il neo-presidente della Direzione del PD di Bologna – nel leggere con stupore i resoconti della stampa riguardo alla prima riunione” della Direzione stessa, svoltasi sabato 18 settembre. “Abbiamo letto – ha osservato Piergiorgio Licciardello – di un partito litigioso, frantumato, con tutti contro tutti.
Abbiamo vista applicata una lettura politica riduttiva, inbianco e nero, dove votare equivale a spaccasi, criticare equivale a sfiduciare, chiedere di approfondire equivale a liquidare come privo di valore un documento. E dove solo il silenzio-assenso sarebbe segno di unità. Invece la realtà è diversa, esistono i colori. Sabato il nostro partito ha vissuto una giornata intensa e fondamentale, di esercizio di democrazia e di pensiero politico. Perché ha saputo trovare, dopo essersi diviso su una votazione e avere a lungo discusso, un’unità piena, e ha mostrato di saper andare, nell’esercizio della democrazia interna, al di là di posizioni e schieramenti precostituiti.
Sabato è stata una giornata bella e importante, in cui la Direzione ha svolto fino in fondo la propria funzione, di luogo di formazione del pensiero politico di un partito, e quindi di ‘direzione’ politica, appunto, non di semplice e acritica ratifica di decisioni prese altrove. Il dibattito è durato 5 ore, per ben 36 interventi. Si è dato spazio, in un clima di sostanziale condivisione e apprezzamento per la linea proposta dal segretario, a punti di vista diversi e interessanti, in alcuni casi critici e alternativi tra loro, arrivando alla fine ad approvare all’unanimità il documento dell’Esecutivo, che diventa a tutti gli effetti la linea del partito, senza se e senza ma.
È stata inoltre chiarita la volontà di definire, per la Direzione stessa, un piano di lavoro per l’approfondimento di alcune tematiche cruciali per la costruzione del programma del PD per la città di Bologna.
Di questo lavoro il segretario si è fatto promotore, interprete e garante, in coerenza con il suo ruolo, che è quello di fare sintesi delle varie sensibilità e ricchezze del partito.
Tornando alla domanda iniziale, non è forse questa una prova di democrazia per un partito? Non è questo ciò che i cittadini chiedono a una forza politica? Non è forse proprio la Direzione il luogo in cui il dibattito deve svolgersi? Se non in Direzione, dove? Sono forse meglio partiti ‘uninominali’ nei quali non c’è un segretario eletto democraticamente, leader di un partito vivo, bensì un ‘padrone’ che soffoca il dibattito in culla? Preferiamo direttivi privi di contenuto politico, finalizzati esclusivamente alla ratifica delle direttive del capo e che puniscano il dissenso con l’espulsione e il commissariamento?
È vero, la democrazia ha il grande problema di consentire la libertà di parola e di espressione. Ma siamo sicuri di voler ‘porre rimedio’ a questo ‘problema’? Io certamente no.
Come neo presidente della Direzione, credo che le ‘scintille’ di cui hanno parlato i giornali siano il segnale positivo di un organismo in salute, che svolge appieno la propria funzione, in un’atmosfera costruttiva (come è avvenuto sabato) e non distruttiva e di contrapposizione, come qualcuno ha voluto far credere. Chi ha vissuto il dibattito, e ha visto l’applauso seguito all’approvazione del documento programmatico, ha potuto percepire in pieno quest’atmosfera.
Proprio alla luce di ciò, nella logica di essere sempre più aperti e trasparenti nel rapporto con i cittadini, penso che sia cosa opportuna la condivisione pubblica di questo spirito e di questi contributi. Pertanto, in qualità di presidente, ho avanzato la proposta che tutta le prossime sedute siano video-riprese e rese pubbliche sul sito del PD. In tal modo tutti i cittadini potranno formarsi un’idea autonoma su come lavori il Partito Democratico e con quale spirito lo faccia”.
