Una politica - Partito Democratico di Molinella
Una politica

Una politica

Conto i giorni che mi separano dal rientro.

Ansia.

Ho già salutato parecchia gente, ma sarò uno dei primi a lasciare la mia grande famiglia Erasmus.

Vabbè, mi dico, ci sono cose che finiscono e altre che iniziano.

Ecco, sì, ricorderò il 2014 come l’anno delle cose che ho fatto

Lo ricorderò perchè è l’anno che più mi sta segnando per esperienze e conoscenze.

“Ma hai voglia di tornare?”

Che domanda è, dico?

Si torna sempre, si deve.

Si può essere dispiaciuti, ansiosi, avere paura del futuro, guardare a sè stessi e non vedere nulla nello specchio.

Ma c’è sempre un posto da cui partire, e non lo si dimentica mai, nemmeno se si vuole.

Come faccio a rispondere loro, mi chiedo?

Come faccio a far capire che ci sono sempre dei motivi per cui bisogna tornare alla propria vita precedente?

Credevo di essere un peso.

La lontananza, l’esiguo contributo alla campagna elettorale, le tensioni delle notti, il servizio volontario a servire il pesce con Bighi: sapevo che tutto questo mi sarebbe mancato.

E mi è mancato, inutile negarlo.

Tornerai al momento giusto“.

Quattro parole.

Meno delle dita di una mano.

La dedico a chi crede che la politica siano solo parole.

Se lo sono come queste, beh, allora mi va bene.

Dario mi disse questo qualche mese fa.

Ero combattuto dal pensiero se avesse avuto un senso fare questo, se fosse stato coscienzioso mettersi in gioco in una terra dove la fidelizzazione social democratica ha raggiunto livelli piuttosto alti, se non fosse stato meglio stare più alle regole del gioco, se non fosse necessaria una transizione.

Transizione: termine di cui si abusa per mascherare l’immobilismo.

Se hai bisogno di una transizione, vuol dire che non ti ritieni pronto, non che non lo sei.

Due passi indietro.

Dario, noi, il Partito Democratico di Molinella sapevamo benissimo a cosa saremmo andati incontro.

Lo sapevamo, perchè abbiamo cambiato un partito e in pochi mesi pensiamo di poter cambiare una città.

Perchè no?

Perchè l’incoscienza di queste scelte non può rotolare dal lato giusto della palude, per una volta?

In un periodo in cui la politica è vista male per una serie di motivi, con che coraggio andiamo addosso a questo treno?

“You see, Freddie believes that if a fridge falls off a mini van you gotta swip out of his way. I believe that is the fridge’s job to swip out of mine”.

Contestualizzando questa fantastica frase di Kevin Spacey in “House of Cards“, si può leggere il canovaccio del nuovo Partito Democratico: quanti frigoriferi vogliamo ancora evitare? Quanto ancora accetteremo di fare sterzate secche anzichè affrontare le cose per quel che sono?

E’ chiaro che non ci aspettiamo che tutto si levi dalla nostra strada in un attimo.

Serviranno mesi, anni perchè qualcosa cambi davvero.

Gli equilibri politici (dentro e fuori il Consiglio comunale), il contesto socio-economico, la consapevolezza di una nuova generazione stanca di stare ai margini.

Tutto questo conterà, e noi faremo la nostra parte.

C’è chi parla meglio di me di amministrazione, ambiente, lavoro, opportunità sociali, politiche paritarie, cultura, come è giusto che sia.

Perchè è questo che ci rende interessanti, votabili (anche se è una brutta parola, ma la politica è anche farsi scegliere): la competenza, l’attuabilità delle nostre proposte.

C’è chi ci considera schiavi di Bologna, dei “piani alti”, della regione, della nostra ideologia politica.

Noi li lasciamo parlare, e chiamiamo le cose col loro nome.

Io lo sto facendo da mesi, non mi sto nascondendo dietro a nulla e nessuno.

E’ quello che stiamo facendo tutti, e lo continueremo a fare qualunque sia la nostra posizione dopo il ballottaggio dell’8 giugno.

Abbiamo già scritto una pagina di storia, ma ora vogliamo continuare e finire il racconto.

Perchè lo vedo negli occhi dei miei coetanei, la loro condizione è un po’ la mia: siamo sempre lì per scappare, ma poi non ce la facciamo, ci riproviamo.

Crediamo possa andare meglio di così.

La sento questa frustrazione, quella che ti fa dubitare di tornare lì, a Moli, perchè non sai se davvero la vuoi guardare ancora.

Ci siamo fatti stritolare dall’indolenza e da quelle poche opportunità che non ci sembravano abbastanza.

Basterebbe poco.

Più spazio, più libertà di manovra per le nuove generazioni.

Facciamoli provare, facciamoli sbagliare.

Non ci si muove stando fermi, mai.

E questa puntualizzazione non volevo farla, ma la faccio: siamo/sono stato criticato perchè abbiamo tirato fuori l’idea di riqualificare la zona dell’ex Anfi.

Bordate di fischi e critiche, ancora prima di iniziare a proporre qualcosa.

Vedete come si sta? Vedete come si reagisce quando si ha paura?

La paura non serve a niente, anche se viene da ferite del passato.

Sono stati fatti grossi errori da chi pensava si potesse risolvere un problema con i bulldozer.

Ognuno deve fare la sua parte nella crescita di questa comunità, non affidare le nostre nuove generazioni al caso, ad un futuro sempre lontano da noi.

Non lo vuole nessuno, nemmeno quelli che hanno preso certe drastiche decisioni.

Se si ha paura è finita.

Noi non lo abbiamo, non l’ho nemmeno io di parlare di cose che fanno (e faranno) discutere.

Non ho nemmeno più paura di tornare.

Non ce l’ho perchè ho fatto tanta, troppa strada per non voler tornare a Molinella.

Mai stando così lontano mi son sentito così vicino.

Vicino a Molinella, vicino a scrivere la storia.

Lorenzo Gualandi
PD Molinella

 

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