Paradossi - Partito Democratico di Molinella
Paradossi

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Tra popolarità e paradosso: il nonsense di certe posizioni pre-referendum

di Marco Calcinai
Segretario del Partito Democratico di Molinella

La campagna per il referendum sta facendo emergere diverse questioni molto interessanti. Tra queste, alcune sono paradossali. Vorrei concentrarmi in particolare su tre punti diventati molto popolari.

Paradosso n. 1: “Vota NO per mandare a casa Renzi il bugiardo!”

Molti sostenitori del no accusano il Governo in carica di non avere fatto nulla per cambiare la situazione attuale. Ammesso e non concesso che ciò sia vero, va evidenziata la logica contorta di questo ragionamento: incolpo il Governo di non avere fatto nulla, e quindi sto dicendo in sostanza che il Governo non ha deciso – né cambiato – nulla. Poiché il Governo non ha cambiato nulla, io voto no a una riforma che si propone di cambiare le cose, nella speranza che chi sta proponendo di cambiarle se ne torni a casa!

 

Paradosso n. 2: “In America ha vinto Trump! Vota NO per scongiurare la dittatura ed evitare di mandare al governo un Trump italiano!”

Chi sostiene questa tesi ritiene che, se vincesse il Sì, l’Italia rischierebbe di diventare una dittatura, dando al Governo più poteri e aprendo la via a un possibile futuro Primo Ministro, figlio del peggior populismo, in grado di sfasciare il Paese. Uno scenario tremendo, verissimo. Dove sta il paradosso? Nel fatto che si teme l’arrivo di un folle populista
al potere, ma si cerca di evitarlo in maniera… populista! Nessun punto della riforma (nessuno!) riguarda i
poteri del Governo. Semplicemente, tra le cose, si elimina il bicameralismo perfetto, rendendo meno
paludosa la discussione delle leggi in Parlamento e garantendo una semplificazione – in termini di tempi e
costi – dei procedimenti decisionali. Ciò che disciplina le modalità di elezione dei parlamentari, che poi
eleggono il Governo, è la legge elettorale, che però è legge ordinaria e non è disciplinata in Costituzione.

Paradosso n. 3: “Vota NO! La Costituzione è sacra, non può cambiarla un Governo non eletto!”

Questa – sarò poco imparziale – è la mia preferita. Si inneggia alla tutela della Costituzione (cosa di per sé sacrosanta)… senza evidentemente conoscerla! Alle ultime elezioni politiche non abbiamo votato alcun
Governo. È verissimo. Come non lo abbiamo fatto in nessuna delle 16 precedenti elezioni politiche, dalla
prima del 1948. La Costituzione fa dell’Italia una Repubblica Parlamentare. Noi votiamo i parlamentari, i
quali poi, consultati dal Presidente della Repubblica, eleggono il Governo sulla base dei rapporti di forza che
hanno in Parlamento. Come si spiegherebbe, altrimenti, che dall’inizio della Repubblica abbiamo avuto 57
Governi, pur andando alle elezioni 17 volte? Se si è contrari a uno scenario in cui non sia chiaro e definito
chi deve Governare sulla base del voto dei cittadini, si dovrebbe essere d’accordo non solo con la nuova
riforma della legge elettorale, ma anche con una riforma – quella costituzionale – che concede a una sola
delle due camere di eleggere il Governo. Sarebbe infatti più comprensibile il processo di nomina del
Governo, e potremmo comprendere in maniera più trasparente il comportamento su questo punto dei
parlamentari da cui, con il nostro voto, abbiamo deciso di farci rappresentare.
Per carità, è legittimo avere un parere contrario a una riforma. Lo si abbia però avendo come base delle motivazioni reali, non paradossali. Questo è vero soprattutto per una riforma che da ormai trent’anni da
quasi tutte le parti è ritenuta fondamentale. Il Paese è a una prova di maturità. Si vuole far progredire l’Italia? Si voti Sì. Si vuole mandare a casa il Governo Renzi? Legittimo! Lo si faccia però dove ha senso farlo: alle prossime elezioni politiche, in un Paese riformato, votando per un partito diverso dal suo.

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