Molinella di fronte alla crisi - Partito Democratico di Molinella
Molinella di fronte alla crisi

Molinella di fronte alla crisi

Aziende MolinellaInsufficienti le iniziative dell’amministrazione, inascoltate le proposte del PD. La nostra iniziativa di richiedere la convocazione di un Consiglio Comunale è nata da un’attenta e preoccupata valutazione della gravità della crisi economica che stiamo vivendo e dalla inadeguata risposta che la Giunta di centrodestra, che amministra Molinella, ha messo in campo. Una crisi che cambierà gli assetti produttivi e le condizioni sociali dell’intero Paese e, quindi, anche del nostro territorio. Una crisi di cui i mass media non parlano, o parlano poco, pare sia stata oscurata. Ecco il motivo per cui il gruppo consiliare del PD ha ritenuto opportuno e doveroso discuterne facendo una proposta precisa, concreta e fattibile.

E’ importante mettere in fila alcuni dati che fanno capire l’entità di quanto sta avvenendo e l’impatto drammatico che essi hanno anche sul nostro territorio.

Il primo indice è quello della cassa integrazione, i cui numeri sono più gravi di quanto ci si potesse aspettare. Nella provincia di Bologna le ore di cassa integrazione ordinaria e straordinaria autorizzate nel 2009 sono state oltre 13 milioni, a cui vanno aggiunte più di 3 milioni di ore per la cassa integrazione in deroga – quella promossa dalla Regione Emilia Romagna nell’ambito del “Patto per attraversare la crisi” – che ha visto lo stanziamento di 520 milioni di euro per salvaguardare la base produttiva e dare risposte anche a quei lavoratori finora senza la tutela degli ammortizzatori sociali. L’incremento della cassa integrazione nel 2009 è stato pari al 700%. Il settore che sta pagando il prezzo più alto è quello manifatturiero e nello specifico il metalmeccanico in cui l’incremento della cassa ordinaria è del 2000%. In molte aziende sta arrivando a scadenza ma la situazione non sta migliorando. Anzi, stiamo assistendo ad un vero e proprio boom: nei soli primi due mesi del 2010 le ore autorizzate di cassa integrazione in provincia di Bologna sono state oltre 4 milioni ed il trend di crescita è continuato anche nei due mesi successivi.

Non solo: i disoccupati sono passati da 46.000 unità del Gennaio 2009 ad oltre 60.000 unità con un incremento del 30%.
Le assunzioni sono crollate del 20%
rispetto al 2008 e gli avviamenti a tempo indeterminato sono passati dal 26% del 2008 al 15% del 2009. Aumenta quindi il precariato e si scivola verso forme contrattuali sempre meno tutelate e questa condizione penalizza i più giovani. Dati recenti indicano che sono 16.000 le persone a rischio di reddito zero nella provincia di Bologna:
5.900 i lavoratori che rischiano di uscire dalle liste di mobilità;
10.000 quelli per i quali terminerà il periodo di diritto al sussidio di disoccupazione.

Infine, non è solo il lavoro dipendente che è in sofferenza. Secondo la Camera di Commercio di Bologna, nel 2009 ci sono state 196 cessazioni definitive di attività. Tutti questi dati provinciali sono utili per definire il contesto nel quale ci troviamo.

E’ evidente che di fronte a questa crisi, prima di tutto, bisogna gestire l’emergenza. E su questo fronte tanto è stato fatto dalla Regione, dalla Provincia di Bologna e da diversi Comuni. La decisione assunta in modo bipartisan dalla Commissione Lavoro della Camera dei deputati, circa la necessità di prolungare la cassa integrazione ordinaria da 52 a 78 settimane, andava letta in questa direzione: gestire l’emergenza, ma il Ministro Sacconi l’ha bloccata. Una presa di posizione che evidenzia la volontà di non occuparsi dei problemi reali dei lavoratori e delle loro famiglie. La crisi è grave, accentuata ora anche dal rischio di insolvenza di alcuni Paesi dell’area euro se dovesse fallire la politica unitaria europea a loro difesa. Ed è confermata anche dalla manovra economica aggiuntiva di 25 miliardi che il Governo italiano sta varando e che colpisce soprattutto le fasce più deboli della popolazione e taglia i fondi da destinare agli Enti locali, con pesanti conseguenze sull’erogazione dei servizi. La crisi è talmente grave che non basta gestire l’emergenza poiché, per il 2010, la crescita sarà ancora debole e si prevede un’ulteriore diminuzione della domanda di lavoro. E’ poi noto che molte aziende dovranno andare nella direzione di forti ristrutturazioni, della struttura produttiva ma anche del personale e che altre ne approfitteranno per accelerare la delocalizzazione delle loro fabbriche nei Paesi emergenti con basso costo del lavoro. A grandi linee questa è la situazione del territorio bolognese che, peraltro, è tra le meno preoccupanti a livello nazionale. Comunque, essa, ci interessa da vicino poiché non sono pochi i molinellesi che lavorano in altri Comuni o nel capoluogo di Provincia.

Per quanto riguarda la situazione del Comune di Molinella, dai dati della Camera del Lavoro di Bologna – aggiornati ad aprile 2010 – emerge che sono 16 le aziende coinvolte dalla crisi economica che hanno fatto ricorso agli ammortizzatori sociali:
3 del settore commercio e servizi;
1 del settore legno e costruzioni;
2 del settore produttivo metalmeccanico.

Inoltre, per quanto riguarda i lavoratori residenti nel nostro Comune coinvolti dalla crisi il numero complessivo, aggiornato alla fine dello scorsoaprile, è di 587 di cui 131 in Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria, 361 in Cassa Integrazione Straordinaria, 34 in mobilità, 26 in CIGO in deroga e 35 in CIGS in deroga. Analizzando oggettivamente questi ultimi dati si può evincere che circa una famiglia molinellese su dieci è coinvolta da questa crisi, di cui purtroppo non si vede ancora la fine. E citando i dati del Servizio Lavoro della Provincia di Bologna, nel primo trimestre di quest’anno la recessione economica ha colpito maggiormente le attività produttive che si trovano in provincia rispetto a quelle di Bologna città (il rapporto è di 4 fallimenti su 5). Questo dato è sicuramente trainato, come già ho detto, dalla crisi del settore manifatturierometalmeccanico i cui siti produttivi si trovano prevalentemente nel territorio provinciale. A questo punto voglio ricordare che in Consiglio Comunale, nel dicembre dello scorso anno – durante la discussione per l’approvazione del Bilancio di previsione 2010 – il nostro gruppo aveva manifestato la propria preoccupazione per il perdurare della crisi ed avevaevidenziato la necessità di porre al vertice delle priorità di questa Giunta la crisi economica, attraverso azioni più incisive per contrastarne le conseguenze.

Pur condividendo la decisione ed apprezzando lo sforzo di mantenere inalterate le tariffe sui servizi e le rette per il 2010, auspicavamo maggiori interventi a sostegno delle famiglie ed in particolare per quelle che si trovavano o si sarebbero trovate in gravi condizioni di disagio economico causato dalla perdita del lavoro o da una riduzione della retribuzione. Misure che, a parte l’ordinaria amministrazione, non sono state prese. Durante la discussione sul Bilancio dicemmo che quanto veniva proposto dalla Giunta, in merito alle Politiche sociali, era insufficiente, non adeguato allo stato di crisi e di difficoltà in cui molte famiglie si trovavano o si sarebbero trovate nel corso del 2010. Anche durante quella seduta consiliare proponemmo di incrementare le risorse finanziarie del Fondo Sociale (rimasto invariato rispetto al 2009 a 15.000 euro) mediante una riduzione dei costi della politica, tagliando del 10% – per il 2010 – gli emolumenti degli amministratori (Sindaco ed assessori) e rinunciando come consiglieri al gettone di presenza, oltre al recupero del compenso spettante al Segretario generale per l’attività che egli svolge presso un altro Comune.

La cifra che si poteva reperire sarebbe stata sui 20.000 euro, nulla di speciale ma certamente meglio di niente e soprattutto un segnale di sensibilità nei confronti di chi si trova in difficoltà.

Ebbene, questa nostra proposta non fu minimamente presa in considerazione e, visto che dallo scorso dicembre ad oggi la situazione generale – nazionale e locale – anziché migliorare è peggiorata, il gruppo del Partito Democratico ha ritenuto oltre che opportuno, soprattutto doveroso richiedere una nuova discussione in Consiglio Comunale che ambiva al coinvolgimento di tutti, assegnando all’intero Consiglio Comunale il ruolo di protagonista. Le proposte che abbiamo fatto sono sintetizzate, ma l’intero impianto della nostra proposta con il dettaglio dei regolamenti da applicare e della copertura finanziaria si possono consultare in Comune richiedendo il verbale di quella seduta o presso la sede del nostro Circolo.

Come è andata a finire è presto detto, e rimarrà scritto sul verbale della seduta di quel 17 maggio 2010: hanno votato a favore tutti i consiglieri di minoranza, mentre quelli della maggioranza hanno votato contro.

Scarica il pdf con lo schema della proposta

Aldo Casoni, PD Molinella

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