non votoSono oltre il 20% dell’elettorato e non sono antipolitici: chiedono un forte cambiamento. Ecco il loro ritratto. “Italiani che non votano” è il titolo della ricerca di Audipolitica sulle ragioni dell’astensionismo elettorale. Nelle ultime elezioni regionali, 14 milioni di Italiani non sono andati a votare. Questa ricerca, per la prima volta, indaga analiticamente le ragioni per cui non sono andati a votare; e se, come e a quali condizioni potranno tornare a votare.

Ecco i risultati principali. L’astensione è una opzione politica. Chi pensa, schematicamente, che l’anti-politica coincida con l’astensionismo elettorale fa un grave errore.

Tra la partecipazione elettorale e la non partecipazione vive uno scambio da vasi comunicanti: si passa da uno all’altro degli atteggiamenti a seconda delle circostanze, degli schieramenti in campo e dei leader in concorrenza. L’astensione non è anti-politica, ma una delle opzioni della politica.

Nelle ultime elezioni regionali il 37 % della popolazione non ha votato. Naturalmente ci sono gli astensionisti involontari, impediti al voto da ragioni pratiche o difficoltà oggettive e quelli volontari, che scelgono di astenersi. La ricerca di Audipolitica ha potuto stabilire che l’astensionismo volontario pesa per il 21,2 %, teoricamente il terzo partito italiano.

Le ragioni del non voto: aspettando il nuovo. Il 40,4 % (Tab. 1) degli astensionisti non si rifugia in un atteggiamento genericamente anti-politico, ma indica esattamente negli attuali partiti la ragione della loro mancata partecipazione elettorale. Nel report completo sono indicati i vari atteggiamenti che portano al non voto e le loro differenziazioni interne.

Nuovi protagonisti della classe dirigente, nuovi leader. Due sono i fattori principali che potrebbero far tornare gli astensionisti verso il voto: “Nuovi protagonisti e nuovi leader politici”, reclamati dal 25,4 % (Tab. 2) degli intervistati e una “maggiore generale moralità della politica”, giudicata determinante dal 21,8 %.

 

TAB 1 – LE RAGIONI DEL NON VOTO
Qual e’ la ragione principale per cui non e’ andato a votare o ha votato scheda bianca o nulla?

Non ho fiducia nei partiti attuali 40,4
Per comunicare una scontentezza generale 12,1
Non mi sento rappresentato dai leader attuali 11,6
Votare non cambia niente 10,8
Aspetto una situazione nuova, con nuovi candidati o nuovi partiti 8,7
In generale do poca importanza alle elezioni e alla politica 4,8
Altro 11,6
Totale

100

 

TAB 2 – LE RAGIONI PER TORNARE A VOTARE
Che cosa potrebbe portarla a considerare la possibilità di tornare a votare?

Nuovi candidati, nuovi protagonisti politici 25,4
Una maggiore moralità della politica 21,8
Nuovi  programmi che mettano al centro gli interessi della gente 14,3
Nuove regole elettorali che diano più potere di scelta ai cittadini 12,6
Se mi torna la voglia di tornare a farmi sentire 7,7
Nuovi programmi che vadano incontro alla categoria cui io appartengo 2,8
Altro 15,4
Totale 100

La geografia molto politica degli astensionisti. Quando si chiede agli astensionisti di dichiarare se hanno un orientamento politico, arriva la sorpresa di avere davanti non degli impolitici, ma persone che ragionano in termini politici non differentemente da quanto fanno quelli che votano. Coloro che dichiarano di non avere nessun orientamento politico generale rappresentano circa un intervistato su quattro, sicché i tre quarti degli astensionisti fa scelte politiche.
Politici non differenti (troppo) dalla classe dirigente. Un altro segno che l’atteggiamento degli astensionisti non è tipicamente da anti-politica generalista, ritorna dalle risposte a una domanda rivolta a capire se la percezione dei politici fosse differente, e quanto, da quella complessiva della classe dirigente. Il confronto tra astensionisti e votanti segna differenze, ma non decisive.
Bene pubblico vs interessi privati. Fra i comportamenti dei politici viene percepito con la massima negatività dagli elettori (non differentemente tra astensionisti e votanti) quello dell’ utilizzo dell’incarico pubblico per interessi privati. Questo elemento pesa più di altre valutazioni d’ordine morale o comportamentale.
Identikit degli italiani che non votano: uguali, troppo uguali. Se una visione superficiale volesse vedere negli astensionisti un popolo arrabbiato, crudo, magari ignorante e in preda all’anti-politica, i tratti anagrafici, demografici e di loro percezione del mondo ce li restituiscono non dissimili dal popolo dei votanti. L’identikit completo sul report.
Le leadership attese. La questione delle leadership emerge come centrale dall’esame di tutta l’indagine. Il leader viene visto come l’elemento di aggregazione e formazione di una fase nuova. La personalizzazione della politica ha creato un addensarsi di simbolicità, oltre che di organizzazione, intorno al leader. Sia nel campo del centrosinistra, sia in quello di centrodestra c’è una situazione di leadership in formazione.
Nel campo del centrosinistra la classifica di gradimento vede al primo posto Vendola con il 29,5 %, seguito da Bersani con il 14,3 %, Renzi con il 12,3 %, Di Pietro con il 10,6 %. Nel report completo si può vedere come questa graduatoria cambi in maniera sostanziale secondo la classe di età degli intervistati, della loro esposizione alla tv e ai quotidiani e secondo la regione di residenza.
Nel campo del centrodestra la domanda della leadership, essendo il capo del governo espressione di questo schieramento politico, era fondata su una ipotetica successione. La classifica di gradimento trova appaiati due nomi al di sopra di tutti gli altri: l’attuale ministro dell’Interno, Maroni e il ministro del Tesoro, Tremonti, rispettivamente con il 19,0 % e il 18,8 % (Tab. 3). A una certa distanza seguono Letta, Bossi e Alfano. Anche in questo caso ci sono notevoli differenze nella graduatoria a seconda delle principali variabili demografiche. Ogni dettaglio si trova nel report completo.

TAB. 3 – LEADER PREFERITI NEL CENTRODESTRA
Si parla molto in questi ultimi temi di nuovi candidati alla guida del centrodestra; Le faccio qualche nome. Ce n’è qualcuno fra questi che Lei gradisce? O un altro nome che vedrebbe bene, anche se non è compreso nell’elenco?

Roberto Maroni 19,0
Giulio Tremonti 18,8
Gianni Letta 8,8
Umberto Bossi 8,4
Angelino Alfano 5,2
Altro nome 39,8
Totale 100

Un altro punto di attenzione dell’indagine era riservata a una valutazione di candidature anche al di fuori degli attuali schieramenti politici e dei loro maggiori leader. Tre nomi in particolare hanno ottenuto un gradimento di rilievo: Montezemolo, con il 26,3 %, Draghi con il 19,6 % e Monti con il 12,1 % (Tab. 5). Nel report ogni dettaglio, anche rispetto all’orientamento politico degli intervistati in relazione alla scelta tra questi candidati non politici di professione.

TAB. 4 – LEADER NON POLITICI PREFERITI

Si fanno anche nomi di esperti della vita economica come possibili candidati a capo del governo le faccio qualche nome… Ce n’è qualcuno fra questi che Lei gradisce? O un altro nome che vedrebbe bene, anche se non è compreso nell’elenco?
Possibile candidato alla guida del governo nazionale    Totale intervistati     Solo non votanti

Nome Toitale intervistati Solo non votanti
Luca di Montezemolo 26,3 20,4
Mario Draghi 19,6 19,0
Mario Monti 12,1 19,1
Marina Berlusconi 4,8 4,2
Altro nome 37,2 37,3
Totale 100 100

Anche sull’eventuale presenza di un “terzo polo”, sganciato però dalla sua identificazione con un leader specifico, si è voluto misurare il livello di gradimento. Il 24,4 % ritiene che la presenza di un “terzo polo” potrebbe rappresentare una novità positiva per il Paese. Interessante leggere nel report come viene visto il “terzo polo” dagli elettori del centrosinistra e del centrodestra.

Tratto dall’articolo di Antonio Preiti