L’estenuante refrain del “post-comunismo” che non appassiona più nessuno.

Dove sta la differenza tra una semplice decisione e una decisione coraggiosa?

Dalla risposta a questa domanda si può misurare la serietà e il coraggio di chi si assume la responsabilità di compiere delle scelte e di portarle avanti, in ogni campo del vivere umano e a maggior ragione nella politica.

Questo è vero soprattutto nell’accezione più alta della politica, che è quella di dare senso e corpo alle domande di una comunità, farsene rappresentante e cercare quindi di trasformarle in atti concreti.

Nella piena consapevolezza di questa verità, poco meno di due anni fa ci prendemmo la responsabilità di una decisione molto difficile e coraggiosa: far nascere una nuova segreteria (l’attuale), rinnovata nel profondo e decisa a rottamare le vecchie logiche politiche che, a nostro (e conseguentemente suo) modo di vedere, avevano fatto il proprio tempo.

Basta con l’oltranzismo nei confronti degli avversari; basta con le vecchie contrapposizioni ideologiche; basta con la logica dell’interesse per le sedi del potere decisionale.

Le proposte: quelle dovevano essere il cuore di tutto, quelle dovevano scardinare un passato ormai stantio (diamo uno scoop ai luminari della socialdemocrazia molinellese: buona parte di noi, non solo non ha mai vissuto né avuto incarichi nell’organizzazione politica comunista che tanto continuate ad evocare, anzi: siamo noi i primi a non riconoscerne il radicalismo come base – politica e culturale – del nostro presente e, soprattutto, del nostro futuro), quelle dovevano mirare a creare le condizioni migliori per poter amministrare con efficienza il territorio, in un periodo in cui è più che mai necessario ottimizzare le risorse e unire le forze a disposizione.

Fummo tutti concordi: era necessario e coerente aprire ad un dialogo con la Socialdemocrazia, nel disegno di unire il loro radicamento sul territorio alla nostra capacità di mobilitare risorse da Regione e Provincia.

Di questa scelta politica abbiamo già scritto e detto a sufficienza, e non è nostro scopo tornare a ribadire in queste righe le enormi opportunità che uno scenario simile offrirebbe alla nostra comunità (che rimane per noi primo e vero interesse politico e amministrativo).

Tuttavia non ci sembra lo stesso approccio di chi, in modo quasi ripetitivo e scontato, rievoca i gulag e fa il professorino su quale fosse (o sia, a questo punto) la parte giusta da cui stare: sembra quasi che il passato sia l’unico appiglio con cui tenere unito un movimento in crisi d’identità – e questo, piaccia o no, lo hanno sancito le urne, non certo giornali di partito o presunte scorrettezze sulla figura (pubblica) di Massarenti, furbi espedienti per distogliere lo sguardo dalla luna, un movimento che si guarda allo specchio e rimane confuso perché, nonostante le mareggiate, non capisce verso dove sta navigando.

Quello che vogliamo rimarcare noi (vi sembrerà incredibile, ma esiste un NOI, senza alcuna distinzione tra post ed ex-comunisti) è il coraggio di una simile decisione, che abbiamo preso nella consapevolezza di far storcere più di un naso nel nostro elettorato e all’interno della nostra famiglia politica, ma convinti della validità della visione che esprime.

Questa convinzione era tanto radicata in noi da essere tuttora valida, ed è proprio la compresenza di questi due aspetti a renderla una decisione coraggiosa: la consapevolezza di andare contro idee diffuse e radicate e la convinzione di andare avanti a prescindere.

A dispiacerci di più non è però il fatto che la Socialdemocrazia non si sia mostrata aperta nei confronti della nostra proposta, dal momento che vanno tenute in considerazione le logiche legate al periodo elettorale, il contesto di quei giorni – nel quale loro erano maggioranza e noi rinnovata opposizione – e la fisiologica difficoltà di compiere scelte rivoluzionarie da parte di chi ha governato per anni con logiche molto diverse da quelle che la storia sta inesorabilmente proponendo.

A dispiacerci di più è, al contrario, il fatto che da parte dell’opposizione socialdemocratica continui questo atteggiamento di chiusura nei confronti di questa nostra idea, della cui validità, vogliamo ribadirlo, siamo tuttora convinti.

Lo si capisce chiaramente dalla mancanza di risposte reali sull’argomento e dal fatto che portino avanti un atteggiamento di opposizione a testa bassa – sia pure sterile, e questo è d’altronde inevitabile – nei confronti dell’amministrazione del Pd. Ne sono un evidente segnale il risalto continuamente dato agli articoli sulle buche nelle strade nel loro giornale, l’inutile polemica su Massarenti, simbolo di Molinella e dunque di tutti noi, i continui tentativi di strumentalizzare le vicende della politica nazionale per tentare di delegittimare il Partito Democratico locale.

Nessun pensiero è sbagliato a prescindere: può essere più o meno condivisibile, più o meno utilitaristico, più o meno ben espresso. Quello che salta agli occhi, tuttavia, è l’apparente (si spera) scollamento fra ciò che il “nuovo” (dove? Chi?) partito Socialdemocratico vorrebbe esprimere – anche tramite un giornale che parla principalmente al sindacato e ai malpancisti diffusi – e ciò che esprime realmente: ovvero la mancanza di una voce seria, che indichi la strada del riformismo ai propri elettori moderati, che non sprechi energie in fantasiose rievocazioni o scaramucce più che laterali agli interessi principali dei molinellesi.

I gruppi politici, e i gruppi organizzati in generale, tendono per natura a creare o a rafforzare la propria identità nella contrapposizione a un “nemico” esterno. Chi da fuori ci minaccia, fa sì che in noi nasca la necessità di unirci maggiormente, di far quadrato. All’identità del nemico contrapponiamo la nostra, e nel fare questo la rafforziamo. Identifichiamo quei valori, quelle convinzioni e quelle caratteristiche che fanno di noi ciò che siamo, e demonizziamo quelli del nemico, che minaccia di distruggere i nostri. Sono logiche che fanno parte delle cose del mondo, che hanno caratterizzato la storia politica di Molinella, ma che noi riteniamo debbano essere superate per le necessità che il nostro presente ci impone, allo stesso modo in cui sono state superate dalla storia.

In una fase storica in cui, dopo anni di crisi, il governo Renzi sta riformando il paese per tornare a crescere, in cui le vere battaglie politiche (dalla flessibilità economica all’immigrazione) si giocano con l’Unione Europea (dispiace per i catastrofisti radicali, che ci vorrebbero autarchici con le truppe ai confini), in cui per i Comuni è fondamentale ottimizzare le proprie risorse e prendere decisioni di buon senso, noi siamo e rimaniamo convinti dell’opportunità di un dialogo concreto e costruttivo tra le forze maggiormente rappresentative e influenti della nostra comunità: noi, il Partito Democratico di Molinella, e l’Unione Socialdemocratica Molinellese, che speriamo possa assurgere a forza realmente riformista, e non biecamente oppositiva.

Noi non siamo il nemico, non vogliamo disfarci della tradizione molinellese, non rinneghiamo né vogliamo appropriarci indebitamente di quei simboli che sono di tutti noi; allo stesso modo, non vogliamo continuare a far parte di questo teatrino di rimpalli e accuse, a farci misurare col compasso da che parte della tradizione di centrosinistra arriviamo, a fare i bambini che litigano per chi piange più forte.

Noi siamo quelli che tendono la mano a chi, per davvero, vuole smettere con le chiacchiere e dimostrarsi una forza seria, riformista, rinnovata ed estranea alla vecchia mentalità demonizzatrice degli “altri”.

Non ci sono “altri” molinellesi, come non ci sono “alcuni” molinellesi.

Il passato è passato, signore e signori. Presente e futuro parlano un’altra lingua, giocano altre sfide.

Non creeremo gulag, non mangeremo bambini, non collettivizzeremo i campi.

Noi siamo quelli che hanno rotto con il passato, che hanno fondato il proprio essere e la propria campagna elettorale su idee concrete e programmi, che hanno candidato un sindaco giovane e capace, il quale ha formato una giunta di persone competenti, che stanno amministrando il nostro territorio con buon senso, con il quotidiano impegno a lavorare per il Comune e a dialogare con i cittadini.

Siamo quelli che hanno compiuto scelte estremamente coraggiose e che auspicano, per il bene della nostra città, che chi vanta tradizione e riformismo, pur contrapponendosi a noi, adotti lo stesso atteggiamento.

Lorenzo Gualandi e Marco Calcinai