Il Programma Politico - Partito Democratico di Molinella
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Il Programma Politico

Prima Molinella
Il dovere assieme al diritto

 

SCENARIO POLITICO / Lo scenario nazionale

Una crisi è un momento in cui i fattori negativi del contesto che ne viene colpito vengono messi in luce. Ogni crisi porta quindi con sé anche la grande opportunità di porvi rimedio. In politica, come in ogni altro campo dell’agire umano, il rimedio ai problemi strutturali che hanno causato una crisi sono le riforme del sistema. In una fase di crisi, quindi, è fondamentale che vi siano attori che intervengano e diano vita a una serie di riforme in grado di risolvere i problemi messi in luce. Poiché si tratta di riformare fattori che sono diventati strutturali, queste riforme sono inevitabilmente dolorose. Per questo, l’attore che si incarica del difficile compito di dar vita alle riforme si espone alla naturale conseguenza di essere identificato come la causa di questo dolore. Accettare questo significa agire con responsabilità, essere pronti a rispondere delle proprie azioni per servire un fine fondamentale: rilanciare il sistema Paese. L’attore che, in questa lunga fase di crisi, ha accettato questo ruolo è il nostro partito, il Partito Democratico.

Il PD, con il Governo Renzi, ha dato vita a una stagione di riforme che, per quantità e profondità, ha pochi precedenti nella storia del Paese. Questa lunga fase ha avuto il proprio capitolo finale nel referendum costituzionale del 4 dicembre 2016. Il referendum ha rappresentato l’appuntamento che le altre forze politiche – libere dalla responsabilità di governare il rilancio del Paese – si sono date per far leva sui sentimenti di malcontento generati dalla dolorosità delle riforme e far cadere il Governo, colpevole di aver legato le proprie sorti a quelle del voto. A questo appuntamento si sono presentate anche le forze che nel PD erano finite in minoranza, a causa di un processo di riforma che, parallelamente al Paese, ha investito anche il nostro Partito, condannando a sempre maggiore irrilevanza i protagonisti di una stagione che aveva portato il Partito Democratico al deludente risultato delle elezioni del 2013.

La vittoria del NO al referendum, spinta dal fuoco di fila di tutte le forze di opposizione e alimentata da una parte del PD, ha interrotto bruscamente l’idea di un Paese che riuscisse a dare continuità alle riforme, dandosi una governabilità e processi decisionali resi più rapidi e semplici. Il risultato è oggi sotto gli occhi di tutti: quella parte del Partito Democratico che si è opposta alla riforma costituzionale è fuoriuscita dal partito (rappresentando oggi, stando ai sondaggi, una percentuale molto bassa dell’elettorato) e ci avviciniamo alle elezioni del 2018 con la certezza che, dati l’attuale sistema politico, il carattere quasi certamente proporzionale della prossima legge elettorale e i rapporti di forza tra i partiti, i prossimi governi saranno caratterizzati da una probabile instabilità.

 

IL CONTESTO LOCALE / L’eccezione di Molinella

Quando a cavallo tra la fine del 2013 e l’inizio del 2014 una nuova classe dirigente si affacciò alla guida del partito fu accolta da una parte dell’opinione pubblica e da alcuni settori del partito stesso con una certa dose di scetticismo e cautela. Dal 25 ottobre 2013 alla primavera dell’anno successivo, pochi erano i mesi che separavano il partito da una campagna elettorale che non nasceva sotto i migliori auspici, sia per il clima di grande incertezza nato in seguito alle elezioni politiche del 2013, sia per le difficoltà storiche e strutturali del centrosinistra nel riuscire ad affermare le proprie istanze nel contesto molinellese.

Per uscire da quella situazione incrostata da decenni di muri ideologici e non, per uscire dalla palude, fu scelta la via più difficile, quella che anche oggi continuiamo a ritenere essere stata la più coraggiosa: decidemmo di cercare il dialogo con le forze riformiste e civiche, offrendo il nostro sostegno a eventuali progetti che, nella chiarezza della rappresentanza, dei programmi, delle finalità e dell’interesse pubblico avevano come priorità prima quella di fare il bene del paese, superando lunghi decenni di contrapposizioni.

Il nostro sforzo in questo senso non fu premiato poiché allora non trovammo interlocutori interessati a impegnarsi in maniera chiara e trasparente in un progetto di questo tipo. Fallito questo proposito il partito avrebbe potuto rintanarsi nella soluzione più facile, quella dal corto respiro: rifare l’ennesima coalizione a sinistra, mettendo assieme tutte le forze a lungo minoritarie nel contesto molinellese e che più volte si erano già separate, anche dolorosamente, alla prova del governo nello scenario nazionale.

Fummo coerenti invece, facendo una scelta ancor più coraggiosa, con quella che fu la nostra caratteristica principale, cioè un sano orgoglio riformista. Decidemmo di correre da soli alle elezioni candidando l’allora segretario del partito alla carica di sindaco e circondandolo di una classe dirigente giovane, entusiasta e forse anche un po’ spericolata, pur circondata dalle esperienze storiche di quei pezzi di PD che questo processo di rinnovamento vollero assecondare e che oggi sono ancora qui assieme a noi.

Cercammo di solcare nuovi mari, andando a prendere voti e consensi che la fine del muro contro muro aveva messo nelle disponibilità di essere conquistati. Contro il favore dei pronostici, vincemmo le elezioni. Da allora stiamo governando Molinella, forse nel periodo storico più complesso della storia recente, cercando di declinare i valori della sinistra a quello che oggi, riteniamo, il riformismo debba rappresentare.

 

LE PAROLE D’ORDINE / Cos’è la sinistra

Gli elementi che hanno caratterizzato la dicotomia tra destra e sinistra nel secolo scorso sono caduti insieme al muro di Berlino. Il modello economico teorizzato dal comunismo ha perso la sfida con il modello occidentale, mostrando le sue incoerenze con la natura stessa dell’uomo. In un mondo che ha accettato che il modello economico più efficiente sia quello capitalistico, il compito principale della sinistra è quello di garantire che il profitto sia redistribuito nella maniera più equa possibile. Questo avviene ovviamente garantendo un sistema di welfare che permetta a tutti di vivere in condizioni di dignità e benessere. Il welfare si basa chiaramente sulle decisioni fiscali dello Stato. Trova la propria copertura nella tassazione, e la propria attuazione nelle possibilità di spesa pubblica del Governo.

Per i Paesi dell’Eurozona, le decisioni di spesa di uno Stato dipendono dai vincoli fiscali stabiliti dai Trattati e attuati dalla Commissione europea. Questa, negli ultimi anni di crisi, ha operato seguendo il paradigma dell’austerità economica, secondo il quale la priorità, per uno Stato altamente indebitato come il nostro, è tagliare la spesa per ridurre il rapporto tra debito e PIL. Uno dei compiti della sinistra è quindi necessariamente spostare l’attenzione dal taglio della spesa alla crescita del PIL, che può e deve essere incentivata dagli investimenti pubblici. Se infatti è sacrosanto evitare che uno Stato già indebitato corregga i propri fattori di eccessiva spesa (le famose spending review) dall’altro è fondamentale che, una volta attuate queste correzioni attraverso le riforme, uno Stato possa intervenire con investimenti finalizzati alla crescita del PIL. Solo in questo modo si può garantire che le fasce più colpite dalla crisi economica vivano una ripresa vera e sostenibile. Questo è quindi uno dei principali compiti di una sinistra veramente europea.

Inoltre, dato il modello sociale ed economico della nostra società, essere di sinistra significa incentivare e garantire il merito, permettendo innanzitutto al figlio del manovale di avere le stesse opportunità di realizzazione del figlio dell’imprenditore, e incentivando nel mondo del lavoro, che da sempre caratterizza l’ambiente naturale della sinistra, quei meccanismi che leghino il successo degli individui al merito. Per fare questo, occorre riconoscere che per permettere il merito occorre il coraggio di punire il demerito. Un partito che voglia dirsi veramente riformista non può e non deve cadere nell’errore di battersi in maniera cieca per la tutela dei diritti acquisiti – nemmeno quando questi sono difesi da quelle categorie storicamente legate alla sinistra – poiché occorre saper scegliere, cosa conservare e cosa deve essere ripensato e ricostruito.

Essere di sinistra oggi, infine, significa anche far proprie quelle parole che storicamente la sinistra ha respinto per paura di essere accusata di tradire i propri ideali. Concetti come la sicurezza, la legalità, la gestione sostenibile dei flussi migratori, la politica dei doveri, l’alleggerimento della pressione fiscale e l’adeguamento delle norme che regolano i contratti di lavoro a un mercato sempre più flessibile sono tutti legati a questioni che sono vissute come prioritarie dalla maggioranza dei cittadini. Negare l’esistenza di questi problemi per la sciocca paura di tradire un’idea romantica di sinistra significa lasciare questi temi nelle mani dei movimenti populisti, oggi più forti che mai. Significa, in poche parole, agire in maniera irresponsabile.

 

IL RIFORMISMO DI GOVERNO A MOLINELLA/ Le politiche dei doveri

Da poco più di tre anni governiamo Molinella: fin da subito non abbiamo ceduto all’autoreferenzialità di pensarci capaci di bastare a noi stessi. Abbiamo condiviso la prova del governo con esponenti del mondo impegnato nel civismo e che, al pari del PD, senza farne parte, si rispecchiavano in un riformismo sincero e al servizio dell’interesse pubblico.

Il Partito Democratico di Molinella ha ceduto alcune delle sue forze migliori al governo di Molinella anche per scelte di necessità. Questo percorso ha avuto due conseguenze.

La prima è stata innegabilmente una forte cinghia di trasmissione tra la principale forza del politica del paese e il suo governo: sono stati anni di grandi interventi, anche di difficile realizzazione, che abbiamo potuto portare avanti anche grazie al clima politico della nostra formazione, alieno alle tante divisioni che ci ha restituito la cronaca dei fatti nazionali. In questi anni è stato fatto un importante percorso per la riqualificazione degli edifici pubblici, per la riduzione del debito comunale, grandi progressi nelle politiche ambientali legati alla raccolta dei rifiuti, una politica seria sui servizi senza mai cedere al favore, ma sempre guardando al diritto e al dovere. Infine abbiamo favorito le iniziative, promosso i luoghi di cultura e di incontro, portato avanti le iniziative nelle piazze.

Abbiamo lottato contro gli sprechi, le anomalie e abbiamo preso decisione doverose anche se alle volte impopolari, quando abbiamo dovuto affrontare quelle frange della società che si nascondono dietro al dito del bisogno per esercitare la furbizia e il sopruso.
Sono stati anni complessi in cui possiamo dire, con orgoglio, di aver applicato all’interesse pubblico politiche di centrosinistra, riformiste, eque e, quando è stato necessario, severe. Abbiamo messo il dovere accanto al diritto.

Ma questa profusione di sforzi, ci porta alla seconda conseguenza: cedendo parte delle nostre forze all’amministrazione e al suo supporto, il partito ha alle volte perso necessarie energie che altrimenti avrebbero potuto essere spese nel rilancio della sua azione politica. Per questo, anche in virtù dell’impegno per le prossime elezioni politiche del 2018, e degli impegni successivi che tra poco meno di due anni ci vedranno anche impegnati sul fronte locale, dobbiamo pensare a un rilancio del partito. Partendo dalla solidità del lavoro di questi anni e aprendoci alle esperienze di chi arriva mosso dalla finalità che ci hanno caratterizzati in questi anni: cioè l’interesse della comunità prima di ogni altro. L’interesse di molti prima di quello dei singoli.

 

IL FUTURO/ Molinella 2030

Fare politica significa raccogliere le istanze dei cittadini. Significa comprendere i problemi, le necessità, i desideri delle persone, saperne fare una sintesi, e trasformarle in proposta politica.

Ogni forza politica lo fa attraverso il filtro delle proprie convinzioni. Il nostro partito deve continuare a farlo tenendo ferme le nostre. Concetti come la responsabilità, la sostenibilità, l’equità, la legalità, la serietà, il coraggio, il buonsenso, il bisogno di una cultura diffusa, devono continuare a permeare le proposte politiche del nostro partito. In un periodo storico in cui le risorse economiche a disposizione di un’amministrazione comunale sono più assai più scarse che in passato, diventa di ancora più vitale importanza gestirle in maniera ottimale, sostenibile, strategica, evitando che interessi di bottega sottraggano risorse alla comunità, andando a limitare i servizi ed escludendo quindi le fasce più deboli dalla redistribuzione fiscale.

Il modo più efficace per evitare che questo avvenga è continuare a nutrire la vocazione maggioritaria di questo partito, proponendo la nostra anima riformista alla guida della nostra città. Per fare ciò, il PD di Molinella deve tenere lontano il nemico numero uno di qualunque forza di governo: l’autoreferenzialità. Non dobbiamo cadere nell’errore di convincerci che quanto abbiamo fatto sinora sia sufficiente a garantirci la forza necessaria per aprire un lungo periodo di successi politici. Questo porterebbe a dissipare rapidamente quel credito politico che i cittadini ci hanno accordato nelle ultime elezioni amministrative, e che la presente amministrazione ha sinora brillantemente custodito.

Dobbiamo quindi innanzitutto rafforzare la struttura interna del nostro partito, consolidando i cambiamenti messi in atto dal profondo rinnovamento della classe dirigente operato dalla Segreteria a guida Mantovani dalla fine del 2013. Per farlo, dobbiamo continuare innanzitutto ad essere attrattivi per coloro che, riconoscendosi nel centrosinistra, hanno sempre guardato alla politica con interesse, senza però trovare realtà politiche nelle quali dare concretezza alle proprie idee. Solo così avremo un partito dotato di quella forza necessaria a dare sostegno politico all’amministrazione comunale, e in grado di vivere una propria vita parallela a quella della giunta e del consiglio comunale, senza che questi ne drenino buona parte dell’energia.

Dobbiamo poi aprirci, nel prossimo futuro, alle sole forze politiche guidate da sincero spirito riformista, il cui fine ultimo sia mettere le proprie idee ed energie al servizio della comunità, riconoscendo e respingendo quelle forze che dovessero invece mirare alla tutela dei propri interessi di parte. Si apre una stagione in cui il Partito Democratico di Molinella guarderà con interesse ai fenomeni civici nella prospettiva di future collaborazione, ferma la premessa delle reciproca collaborazione tra le parti.

L’insieme di questi intendimenti, domani come oggi, deve essere lo zenit, la stella polare, della nostra azione politica.

 

Il segretario Marco Calcinai
Molinella, 28/10/2017

 

Leggi il Programma Politico della Segreteria Mantovani

 

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