Il mondo di domani - Partito Democratico di Molinella
Il mondo di domani

Il mondo di domani

“Io sto bene, io sto male, ma è una formalità.”

Azzardi culturali? O descrizione dell’oggi? Forse entrambi: un azzardo nello descrivere l’oggi. A lungo andare, passare dal bene al male nel giro di un secondo, un giorno, un mese, una generazione, ci si mette il tempo che serve. Ma se quel tempo l’avessimo oltrepassato?

Politicamente noi ci siamo scossi con Dario, nell’ordine, come Segretario e poi candidato sindaco. Lo definirei un progetto ambizioso. Anzi, no. E’ ora di smettere di rimandare. Le tempistiche sono cucite addosso a chi le accetta passivamente. Trovarsi nell’alveo del centrosinistra, di questi tempi, è più un fardello che una gioia. Una formalità.

Colpa nostra se abbiam deciso di svegliarci? Sì, beh, ce la prendiamo tutta, e volentieri. E fa male vedere, a livello cittadino (e non solo), a quale grado di esasperazione si siano portati i nostri vicini di casa, i nostri compagni di sport, il nostro collega di lavoro. Sfiduciati, depressi, arrabbiati. E la politica si prende le sue colpe, forse troppe.

Quando guardavo al domani di Molinella, in questi ultimi cinque anni, vedevo solo i confini dell’isolamento. Oggi, se penso a quello che ci aspetta, ho più fiducia nel futuro. Quali sono le formalità da lasciare indietro, cosa ci potrà far stare bene? Massimi sistemi? No, questione di attitudine.

“Non studio, non lavoro, non guardo la tv, non vado al cinema, non faccio sport”.  Sembra quasi cucita addosso, questa canzone.

Non diciamo di no: a Molinella abbiamo parecchi problemi e poche risorse per affrontarli. Ragazzini schiacciati dalla noia, commercianti esasperati (ma quattro supermercati servono, niente storie), associazioni culturali confinate a coltivare il proprio orticello, studenti frustrati dai pochi servizi loro offerti.

Molinella oggi è sicuramente meglio di come la si possa vedere, per quanto pessimisti si possa essere. Chiaro, parleranno i fatti, ma i fatti son preceduti dalle parole, e le parole son dette da chi le pensa davvero.

Sono stanco di guardare fuori da qui come un mondo migliore, come un orizzonte impossibile da raggiungere. Sono stanco di confrontarmi con i miei amici di Budrio o Argenta e vedere che in loro qualcuno crede, dà possibilità di fare e, perchè no, anche sbagliare.

Sono stanco di essere guardato storto perché ho scelto un partito, e non una lista indipendente civica e tutto il resto, o un movimento (che è così bello dirlo, mi sento proprio meglio). Io il domani non lo vedo senza partiti, ma con partiti migliori.

Il Partito Democratico, in confronto ad altri, si è sottratto ad inutili contorsioni: noi siamo questi, prendere o lasciare.

C’è chi ha lasciato, c’è chi ha preso (dopo aver scaricato il barile per un quinquennio). E va bene così, perchè queste son le regole del gioco, gli avversari non te li scegli. Poi qua è tutto più difficile, da sempre, dalla notte dei tempi.

Siamo terra speciale, con una tradizione di cui dovremmo essere fieri, pieni di storia e caratteristiche. Siamo terra di confine, di uomini forti e talentuosi (Giuseppe Massarenti, Augusto Magli, Gabriele Tinti), di gente verace che non molla un attimo. Però si dice sempre che guardare indietro è necessario per andare avanti, e questo è quel che si sta cercando di fare. Noi ci stiamo mettendo il cuore per non fare errori d’esperienza, ma per voltare pagina davvero.

Non basta averci vissuto una vita, a Molinella, per pensare di sapere tutto quello che serve. Non basta, ma deve essere il punto di partenza per smettere di dire Io c’ero e iniziare con Io ci sarò.

Non si può decidere di stare bene o male. Si può decidere perchè non sia una formalità.

Lorenzo Gualandi
PD Molinella

Gualandi

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