Dalla parte di Molinella - Partito Democratico di Molinella
Dalla parte di Molinella

Dalla parte di Molinella

La nostra stella polare rimane la modernizzazione del paese.
Altri vogliono il paese delle palme.

È giunto il momento di tirare le somme: il 26 maggio andremo alle urne e misureremo il consenso che l’amministrazione ha raccolto attorno all’idea di paese che in questi anni abbiamo, tutti noi, messo in campo. Le chiacchiere stanno a zero: ci presenteremo con il lavoro svolto nell’ultimo lustro e gli oltre dieci milioni di investimenti pubblici che in questo mandato hanno consentito di mettere a norma scuole e impianti sportivi, riaprire il nido e le Fioravanti, mettere un punto sulla questione “cinema/teatro” e molto altro ancora.

Ci presenteremo con il simbolo che da oltre quattro anni anima tutte le nostre iniziative: quello con scritto “Dalla Parte di Molinella”. È il simbolo che ha permesso di dare un tetto comune al riformismo di questa giunta: che fin dalla nascita ha ospitato persone e professionalità che non provenivano dal solo Partito Democratico. Fin dalla prime uscite, tra il 2014 e il 2015, ci siamo preoccupati di creare un simbolo che non tenesse conto delle sole tessere di partito: che potesse ospitare persone stimate e rispettabili come gli assessori Scalambra e Landi, come l’ing. Gianni Passerini, come Franco Mainardi.

Anche oggi la nostra lista è molto più ampia del solo Partito Democratico. Abbiamo costruito la casa di chi ha una certa idea di paese (Molinella) e di Paese (Italia): vogliamo essere ancora una volta la proposta di chi crede nella crescita, di chi crede che la ricchezza vada creata se si vuole poi ridistribuirla, di chi crede nelle opere e nelle infrastrutture, di chi crede nei diritti sempre accompagnati da doveri.
Siamo l’Italia che non vuole stare ferma. Sappiamo bene che oggi, in maniera trasversale a tutti gli schieramenti, ci sono i “frenatori” di professione. Li conosciamo bene: sono da anni i nostri principali avversari politici a tutto campo, sia quando li abbiamo trovati nelle formazioni avversarie, sia quando erano nella nostra metà campo.

In questi cinque anni a Molinella 10 milioni di investimenti pubblici per rilanciare le infrastrutture locali. Una cifra enorme, soprattutto se paragonata con i mandati precedenti e soprattutto se ricordiamo, e abbiamo la precisa volontà di farlo, che solo una piccola parte è stata richiesta al credito. Perché bisogna consegnare a figli e nipoti una situazione debitoria più sostenibile: quanto è odioso il concetto di sperperare soldi che saranno i giovani, con le angustie e le problematiche di questi e dei prossimi anni, a dover restituire.
Come ha detto il nostro Sindaco in più di un’occasione: “Molinella non è il paese delle palme”, riferendosi a quella linea del malcostume che già oltre 50 anni fa il grande Leonardo Sciascia immaginava salire metro dopo metro, fino a mangiarsi tutto.

In questi anni a Molinella le palme non sono cresciute. Sono ripartiti i cantieri pubblici e privati. E basta fare un giro per il paese, per constatarlo con i propri occhi.

Ebbene, abbiamo sempre portato avanti un modello che guardava al Nord Europa. Non siamo stati i soli, a Molinella, nei tempi: Gino Gabusi, stimato avversario e figura di primo piano della politica locale e non solo diceva “l’importante è andare al Nord”. E aveva in mente le socialdemocrazie nordiche, dove si facevano le infrastrutture e si immaginavano servizi e welfare che in Italia, erano ancora distanti decenni. Noi abbiamo quel modello lì: una volta ce l’aveva anche la Lega, che guarda caso ha tolto la parola “Nord” dal simbolo perché ora non conviene e perché, tutto sommato, anche le palme portano voti.

Il modello di una democrazia rappresentativa efficiente, laboriosa, produttiva, che sappia essere accogliente con chi, pur nella diversità, rispetta regole e valori che a Molinella, patria di Massarenti, sono scritti nella nuda pietra.

Per questo il 26 maggio ci troverete dove siamo sempre stati: a votare per il nostro sindaco Dario Mantovani.

Sempre e comunque dalla parte di Molinella.

Valentino Calori e Stefano Mantovani

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