Ci manca Martoni - Partito Democratico di Molinella
Ci manca Martoni

Ci manca Martoni

La forza della Socialdemocrazia, i limiti dell’attuale leadership

di Valentino Calori e Stefano Mantovani
(Articolo pubblicato sul bimestrale Molinella a Confronto n.16, stampato il 1 settembre 2016)

Diciamolo subito: non siamo impazziti. Conosciamo bene, perché l’abbiamo vissuta, la storia recente di questo paese. E conosciamo le contrapposizioni che hanno scosso la vita della sinistra europea e italiana. Non di meno, quella molinellese. La dicotomia, il confronto e lo scontro anche duro tra le tante anime della sinistra, spazzate via dal 1989 e dal 1992, ognuna con i suoi limiti, le sue contraddizioni, i suoi stenti. Il massimalismo e l’ideologia del vecchio PCI, strumenti inadatti a fronteggiare la contemporaneità, le ridotte e le poche case matte della socialdemocrazia e del socialismo italiano, che la II° Repubblica ha cancellato.

14585304_10210935907303158_1093383379_nAnselmo Martoni è stato Sindaco di Molinella per quasi mezzo secolo e qualora ci fosse un’immaginifica epigrafe da qualche parte, potrebbe recitare “Molinella sono io”. Sono stati anni di durissima contrapposizione, inevitabile, visti i tempi e le tenebre ancora minacciose a Est: difficile in quella fase immaginare convergenze.  Martoni ha subìto duramente, al pari di altri, l’avvento della Seconda Repubblica e il bipolarismo in qualche maniera imposto al Paese da Silvio Berlusconi. Centrosinistra da una parte, centrodestra dall’altro: difficile trovare una collocazione per un terzismo dagli spazi elettorali ridottissimi. La diaspora ha costretto socialdemocratici e socialisti a scegliere: assieme ai postcomunisti, oppure assieme a Lega e Alleanza Nazionale. Sono passati più di 20 anni e intanto sono morti i partiti. Tranne uno.  Sì, il Partito Democratico è ancora in piedi, con tutti i suoi incredibili limiti e la sua storia, comunque nata da mille contraddizioni: la necessità di creare un partito riformista e di governo ereditando i limiti di un DNA, di una genesi, che su queste caratteristiche non poteva certo vantare un grandissimo cursus honorum.

 

Se oggi il Partito Democratico è rimasto l’unico partito, è comunque perché ha saputo, in una qualche maniera, coniugare la vecchia struttura organizzativa con una classe dirigente nata politicamente dopo il 1989. Ci perdoneranno i vari Bersani e D’Alema, ma le pagine stonate di oggi sono ancora in capo a loro, che pagano più di tutti l’approdo al Partito Socialista Europeo, loro che socialisti non sono mai stati. Ci vuole rispetto per la storia di tutti, ma questi tempi richiedono dirigenti che portino il centrosinistra fuori dalle secche del ‘900.  Molinella ha un Partito Democratico diverso dai tanti epigoni provinciali: se ne sono accorti in molti e molti se ne accorgono ogni giorno. Qui si è investito veramente nel capitale umano: nella complessità di un gruppo dirigente e di un corpo elettorale c’è anche, da qualche anno, chi nella lunga marcia degli ultimi settant’anni, personalmente o per storia famigliare, ha avuto altri percorsi, ma ora ha deciso di camminare con noi.
Cosa ci manca quindi? Ci manca un interlocutore. Rappresentativo e forte, che possa traghettare quel che rimane della storia socialdemocratica locale su istanze se non sovrapponibili, almeno comuni. Manca Martoni. Sì, perché la socialdemocrazia locale è orba di leadership: la critica nei confronti dell’attuale dirigenza non può e non deve essere personale, ma politica. Lo scenario è scoraggiante, perché lo smottamento del sistema di potere socialdemocratico molinellese non è certamente a impatto zero per l’economia locale. Facciamoci un paio di domande sui fatti appartenenti alla storia recente: l’attuale leadership della socialdemocrazia locale (e del Sindacato delle O.O.A) cosa ha combinato negli ultimi due anni? Può una leadership come quella limitarsi a fare da passacarte alle veline di altri, esponenti di lunghissimo corso del sindacalismo locale. Può una leadership abbozzare un rinnovamento che consiste nel sostituire pezzi di apparato con altri pezzi di apparato? Può l’unico rinnovamento possibile essere quello messo a libro paga, visto che (quasi) tutti i vertici dell’attuale segreteria socialdemocratica sono i dipendenti o i consulenti delle Organizzazioni Operaie Autonome? No, non può.
Così come non può spacciare l’epurazione di chi ha preso le distanze dall’attuale nomenclatura come rinnovamento di un gruppo dirigente. E, infine, non può, se non in maniera goffa e assurda, prendere le distanze dalle politiche amministrative del decennio 2004/2014, dopo essere stato, Fabrizio Rovatti stesso, in Consiglio Comunale per un quinquennio (e non ci risultano prese di distanza: perché non ci sono mai state) e aver riempito l’aula per un decennio di uomini politicamente a lui vicini per entrambi i mandati. Chiaro che con queste premesse non si riscuotano grandi consensi: non ci stupiamo che al comizio del 1° Maggio in Piazza Massarenti l’attuale dirigenza socialdemocratica abbia toccato nuovi record negativi di presenze. Tolti i classici avventori del bar si contano solo i parenti sulle dita della mani.
Servirebbe davvero un bagno di realtà: l’anno scorso, di questi mesi le O.O.A. E l’U.S.M. spargevano a piene mani ottimismo sul futuro della Webasto. Meno male che quando la situazione si è fatta brutta per davvero, sono intervenute la Città Metropolitana e la Regione Emilia Romagna, enti che oggi si fa finta di non conoscere, poiché in quell’occasione hanno salvato il salvabile, mentre loro facevano fatica a sollevare il collo, politicamente parlando, poco più in alto del tavolo. Non bastano i proclami e le parole d’ordine per fare politica e sindacato. Serve altro. Il Senatore Martoni lo sapeva bene e certamente non investiva tempo e risorse sul superfluo. Martoni sapeva che oltre alla spinta ideale la politica è basata sui rapporti di forza tra realtà anche in costante mutazione. Era un politico e se ci fosse oggi, lo diciamo quando siamo vicini al 2017, quindicesimo anno dalla morte, sarebbe certamente un interlocutore, politico. Duro, aspro, con cui litigare. Ma rappresentativo: di se stesso e della propria forza politica. Oggi siamo al declino, alle scenette, alla burla. Per quanto possibile e paradossale non possiamo non augurarci che questa china si inverta: laddove le forze politiche cedono, arrivano i populismi che tutto divorano. Non vogliamo immaginare la patria di Massarenti in queste mani: continueremo a farci carico delle istanze anche di quell’elettorato socialdemocratico e socialista che oggi davvero, se lo desiderasse, potrebbe votare tranquillamente per il Partito Democratico di Molinella, lo faremo dando ascolto, ospitalità e accoglienza alla parte migliore della storia riformista locale, che, oggi, è anche un pezzo della nostra storia.

Nell’attesa che arrivino giorni migliori, interlocutori migliori. Alla Martoni.  

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