“Le auguro buon lavoro amministratore e benvenuto tra gli adulti.”
Che poi non era una definizione che si allontanasse troppo dalla realtà: ad aprile 2014 (data in cui pubblicai il mio articolo sulla generazione “Anfi”) stavo terminando la mia esperienza Erasmus a Budapest, con un pezzo di cuore e qualche ora di sonno persa per stare dietro alla campagna elettorale di #Molinella14.

La storia ha preso poi la piega che tutti sappiamo ma, al contrario della maggioranza dei casi, queste pieghe non hanno ricoperto i fiumi d’inchiostro (o pixel, a scelta) sversati sugli schermi dei cittadini che vivono Via Mazzini, parcheggiano in Piazza Martoni o passano le domeniche a discutere di calcio all’inizio di Via Andrea Costa. Non li hanno ricoperti perché, a distanza di un anno – esattamente il 18 aprile 2015 – è stata data una risposta a questa mia analisi.

Anzi, il termine è improprio: più che una risposta arrivò un’analisi altrettanto lucida, profonda, amara, che faceva da imbottitura ad una sostanziale richiesta d’aiuto, di attenzione.

“Probabilmente la verità è che le scrivo in ritardo, ho rinviato nel tempo la risposta per un velato senso di colpa, taciuto almeno in parte, anche a me stesso. Un sentimento che nasce dal fatto che forse sono stato uno spettatore troppo passivo di quanto successo in quegli anni intorno all’anfiteatro e ai ragazzi che lo frequentavano.”

Sono queste le parole di Vincenzo, formatore e dipendente della AUSL di Bologna, specializzato nella riabilitazione e reinserimento lavorativo per disabili e persone svantaggiate, operante nel dipartimento Salute Mentale e Dipendenze Patologiche.

Una volta registrata la bellissima risposta di Vincenzo, non ho fatto altro che contattarlo e, in una calda estate, ci siamo visti per affrontare quelli che pensiamo siano i problemi dei nostri ragazzi: stili di vita errati, mancanza di fiducia verso la socialità e il lavoro, carenza di interessi, ecc.

Vincenzo mi ha fatto capire come per lui “la mancanza di rispetto per il bene comune era diventato un problema vero. La soluzione difensiva degli adulti in quel momento (in cui l’anfiteatro è stato abbattutto, ndr) non è stato il dialogo, il cercare di capire e il cercare di intervenire affrontando i comportamenti eccessivi degli adolescenti, aprendo un canale di comunicazione con loro. Si è adottata una soluzione radicale e si abbattuto l’anfiteatro. Si è eliminato il fastidio per gli adulti e si sono lasciati i giovani al loro destino, ad andare fare casino da un’altra parte e far casino a se stessi nell’indifferenza di tutti”.

Contro l’indifferenza che entrambi avevamo avvertito e che, di soppiatto, si stava impadronendo della vita di troppi ragazzi molinellesi, abbiamo deciso di agire: con la disponibilità del Sert di Budrio, della Carovana e il progetto LOOP, dell’Associazione Hand, e grazie al prezioso aiuto dell’assessore Paderni, abbiamo iniziato a tracciare un percorso che potrebbe portare a risultati importanti, ma soprattutto concreti, dopo anni in cui Molinella era rimasta lontana da collaborazioni del genere in ambito preventivo.

Nonostante le poche risorse, abbiamo imboccato una strada che va verso la sostanziale apertura di quelle porte fino ad ora rimaste socchiuse. Vogliamo scardinare gli assi inchiodati su una situazione difficile, delicata, che coinvolge soprattutto molti ragazzi del territorio (quasi il 40% delle persone in difficoltà in carico al Sert di Budrio sono residenti a Molinella), e che non va sottovalutata; non va sottovalutata perché – usando le parole dell’amico Vincenzo – “l’indifferenza per la distruzione e il permanere delle macerie dell’anfiteatro, è stata simbolicamente l’atteggiamento verso l’altro da sé e nei confronti dei suoi bisogni.”

Lorenzo Gualandi
Capogruppo gruppo  consiliare “Dalla Parte di Molinella”